L’adolescenza è un periodo di importanti e profondi cambiamenti cognitivi e fisici, caratterizzato dalla ricerca di una propria identità, dall’interesse per relazioni sociali sempre più complesse e da una forte espressività emotiva. Mai come in questo periodo della vita è richiesto all’individuo di sviluppare le proprie life skills, ovvero competenze ampie, complesse e trasversali, che coinvolgono le emozioni, il ragionamento logico ed astratto, le capacità di analisi e di presa di decisone.

Per quanto riguarda l’ambito emotivo, consapevolezza di sé, gestione delle emozioni e gestione dello stress sono quelle competenze che consentono all’individuo di avere coscienza dei propri stati emotivi, dei propri vissuti interiori e dei propri pensieri, favorendo la capacità di mettere in atto strategie di regolazione dei propri comportamenti e azioni. Tuttavia, in adolescenza, alcune emozioni complesse vengono sperimentate per la prima volta, mentre altre esperienze emotive, già conosciute nelle precedenti fasi di sviluppo, si colorano di nuove sfumature: basti pensare al grande investimento emotivo ed affettivo rivolto al mondo dei pari, non più compagni di gioco ma compagni di vita, ricercati come specchi della propria immagine, ma anche temuti come giudici severi. L’adolescenza è inoltre l’età dell’ambivalenza emotiva; mai come in questa fase della vita gli affetti sono polarizzati e coesistenti nel qui ed ora. Ne deriva che la complessità dell’universo affettivo e la fluidità con cui le emozioni si trasformano anche in breve tempo, rendono gli adolescenti meno preparati alla gestione efficace della propria emotività.

Infatti, se è vero che la regolazione emotiva, intesa come l’insieme dei processi di monitoraggio, valutazione e modifica delle reazioni emotive al fine di realizzare i propri scopi, è fondamentale per l’individuo da un punto di vista sociale, relazionale e soggettivo, è anche vero che in adolescenza l’incompleta maturazione delle aree prefrontali comporta una diminuzione delle capacità cognitive di regolazione delle emozioni. Questo determina una maggior tendenza all’impulsività, alla ricerca di novità, all’esplorazione creativa, e al coinvolgimento sociale. Tuttavia, questa immaturità cerebrale comporta anche il rischio di sviluppare problematiche legate alla disregolazione emotiva, la quale si manifesta con una scarsa capacità dell’adolescente nel saper riconoscere e regolare le proprie emozioni negative e positive, aumentando o diminuendo l’intensità delle proprie emozioni in base al contesto. Ne possono conseguire difficoltà nella gestione dell’ansia e della rabbia, scarse capacità di affrontare stress e frustrazioni, e inadeguata espressione della propria emotività.

Se si considera che sono proprio questi gli anni in cui si struttura la personalità dell’individuo, la quale si caratterizza anche per tonalità emotive prevalenti, allora si può ben comprendere come le competenze emotive dell’adolescente non siano un aspetto da sottovalutare con atteggiamenti del tipo “è solo una fase”, al contrario rappresentano una tematica importantissima per il futuro benessere del ragazzo.

Tra i fattori fonte di stress e frustrazione ci sono sicuramente le trasformazioni che avvengono a livello corporeo. È esperienza comune a molti adolescenti quella di sentirsi intrappolati in un corpo che cambia repentinamente, nel quale non ci si riconosce, e del quale si fa fatica a comprendere il funzionamento. Anche quando le trasformazioni della prima adolescenza arrivano a compimento e la forma fisica inizia ad assumere il suo aspetto definitivo, all’adolescente si pone il problema dell’acquisizione dei ruoli sociali di genere, e quello dell’accettazione del proprio aspetto fisico.

La questione non riguarda più soltanto il guardarsi allo specchio e il confrontarsi con i pari, ma anche quel processo di mentalizzazione del proprio corpo attraverso il quale il ragazzo impara ad attribuirvi un significato e un ruolo relazionale, sociale, etico, sentimentale ed erotico. Si possono quindi sviluppare alcune paure in merito al proprio aspetto fisico, come alcune forme di dismorfofobia, tanto più invalidanti quanto più il giovane si ritrova a confrontarsi con un ambiente fortemente orientato all’apparenza, come quello contemporaneo dei social media. In alcuni casi questo confronto, unito a una certa simbolizzazione e significazione del proprio corpo aprono la strada allo sviluppo di disturbi alimentari.

Di conseguenza, interessarsi al tema della consapevolezza corporea nella fase adolescenziale è importante per le ripercussioni che una sua assenza può avere non soltanto sulla salute fisica dell’individuo, ma anche su quella psicologica e relazionale. Infatti, assumere un ruolo di genere e attribuire significati sociali al proprio corpo è una delle tappe che portano l’adolescente a strutturare la propria identità. In questo senso relazioni, corpo e identità diventano tre sfere dell’esistenza individuale strettamente interconnesse: l’adolescente struttura la propria immagine di sé attraverso i significati che i media, il gruppo dei pari e quello degli adulti gli rimandano su sé stesso, su come appare e su come dovrebbe essere.

L’adesione, o la trasgressione, a queste richieste sociali si manifestano anche e soprattutto attraverso condotte che coinvolgono il proprio aspetto fisico e l’uso che si fa del proprio corpo. Restrizioni alimentari, ritmi sonno-veglia sregolati, consumo di sostanze o alcol, trucco, vestiti e acconciatura diventano gli strumenti con i quali l’adolescente allo stesso tempo esprime sé stesso e sperimenta diverse possibili identità. Nella misura in cui questa continua messa alla prova di sé stessi, che pure è necessaria, risulta potenzialmente rischiosa per la salute dell’adolescente, si rendono necessari interventi volti a sensibilizzare i ragazzi verso tematiche che riguardano la sessualità, la salute fisica, e l’uso responsabile e rispettoso del proprio corpo. Per concludere, risulta evidente che la capacità dell’adolescente di stringere e mantenere relazioni sociali con i pari, ma anche con il mondo degli adulti, è fondamentale per il suo benessere psico-fisico

e per il raggiungimento di un’identità adulta. Certo questo non è semplice se si considerano le scarse competenze emotive degli adolescenti, la necessità di individuazione ma anche di sentirsi parte di qualcosa uniformandovisi, non che il verificarsi di fenomeni di bullismo e cyberbullismo, di “etichettamenti” e la creazione di gruppi di pari spesso in contrasto tra loro. Queste esperienze possono portare l’adolescente a sviluppare vissuti depressivi, bassa autostima, sentimenti di isolamento e solitudine, condotte autolesionistiche e antisociali. Per non trovarsi senza strumenti in questa realtà complessa e apparentemente invincibile, all’adolescente dovrebbero essere fornite tecniche volte a rafforzare le sue capacità di comunicare con gli altri in maniera assertiva, di ricevere e fare richieste, e di risolvere situazioni di conflitto nel rispetto di sé stessi e dell’altro.

Alla luce di tutte queste considerazioni l’ISIMIND4KIDS (area dell’Istituto Italiano di Mindfulness dedicata all’età evolutiva) in collaborazione con Università di Padova sta avviando una nuova sperimentazione: un training di gruppo MBCT- Mindfulness Based Cognitive Therapy rivolto ad adolescenti (età 15-18), il quale si propone di combinare attività di mindfulness e tecniche di terapia cognitivo-comportamentali di Terza generazione finalizzate al potenziamento delle abilità sociali, della consapevolezza corporea e delle competenze emotive, con laboratori specifici quali Body percussion, Montagnaterapia.

A cura di Beatrice Pierotti- Università di Padova e Stefania Rotondo- Referente ISIMIND4KIDS

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Post comment